Intelligenza artificiale forte e intelligenza artificiale debole

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Dopo aver tracciato nell’ultimo articolo della nostra rubrica un quadro sintetico della storia che ha caratterizzato lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, diviene necessario analizzare adesso le classificazioni che, a partire da una un’analisi di elementi quali il ragionamento e l’apprendimento umano, hanno dato vita ai modelli computazionali che più di tutti hanno contraddistinto lo studio di questa disciplina. Indagando così evoluzione e caratteri distintivi di tali modelli, sarà più semplice riuscire a comprendere sviluppo e impiego dell’I.A. ai giorni nostri.

I.A. Debole e I.A. Forte: caratteristiche e definizione

Prendendo le mosse della nostra analisi dal funzionamento del cervello umano, possiamo individuare alcune azioni e/o funzioni tipiche dell’uomo che un’Intelligenza Artificiale deve essere in grado di compiere:

  1. Compiere una o più azioni autonomamente, ovvero in modo indistinto rispetto ad un essere umano;
  2. Pensare umanamente, cioè risolvendo un problema attraverso specifiche funzioni cognitive;
  3. Pensare razionalmente, attraverso l’utilizzo di elementi logici, così come compiuto dall’essere umano;
  4. Agire razionalmente, ovvero avviare un processo che conduca al miglior risultato atteso sulla base delle informazioni e delle conoscenze a propria disposizione. Caratteristica questa molto spesso inconscia, ma fondamentale della razionalità umana;

Tali elementi, rappresentano dei punti fondamentali poiché ci consentono di poter individuare e classificare i due “filoni” di ricerca principali dell’Intelligenza Artificiale, cioè: I.A. debole e I.A. forte, così come definite dallo studioso di Neuroscienze John Searle. Tale distinzione, nasce essenzialmente da una domanda: una macchina potrà mai eguagliare o superare il ragionamento umano o non sarà mai equivalente ad esso?

Weak AI – Intelligenza Artificiale debole

L’I.A. debole si basa sul “come se”, ovvero agisce “come se” avesse un cervello. Obiettivo dell’I.A. debole, infatti, non è quello di realizzare macchine che abbiano un’intelligenza umana, quanto invece sistemi in grado di agire con successo in relazione ad alcune funzioni umane complesse. Alla base di questa teoria, vi è l’idea di costruire una macchina che sia in grado di simulare il comportamento umano, senza mai uguagliarlo o superarlo. L’I.A. debole opera indagando casi simili del problema da risolvere, confrontandoli tra loro, elaborando una serie di soluzioni e scegliendo poi quella più razionale e congrua. L’I.A. debole infatti non ha pretesa di definire i processi che crea come processi mentali. Verifica empiricamente le ipotesi e svolge in modo efficiente il compito assegnato. Nell’I.A. debole non si vuole comprendere i processi cognitivi dell’uomo, essa bensì si occupa “esclusivamente” della risoluzione di specifici problemi.

Strong AI – Intelligenza Artificiale forte

Secondo la stessa definizione di Searle, per l’I.A. forte la macchina non è da intendersi solo in quanto strumento. Se infatti, essa è programmata in maniera opportuna, essa stessa è paragonabile alla mente dell’uomo, con una capacità cognitiva indistinguibile da quella umana. Fino alla fine degli anni ’80 gli studiosi hanno fortemente creduto nell’I.A. forte, sostenendo come fosse possibile riuscire a sviluppare una macchina che sia, in tutto e per tutto, uguale e superiore alla mente umana. Con l’obiettivo di comprendere se un sistema artificiale sia intelligente o meno, venne creato il famoso “Test di Turing”. Se una macchina supera tale test allora potrà definirsi intelligente. Le regole del test sono semplicissime: un uomo chiuso in una stanza pone delle domande attraverso una tastiera remota, ad un calcolatore. Se l’uomo non riesce a capire se dall’altra parte della stanza le risposte gli vengono fornire da un essere umano o da una macchina, allora saremo in presenza di un calcolatore intelligente. Ma, come lo stesso Searle evidenziò: si può considerare intelligente una macchina che, sebbene riesca a superare il test di Turing, si sia “semplicemente” limitata a svolgere un’azione su una serie di dati che gli sono stati consegnati, senza aver compreso realmente il significato delle parole e delle risposte fornite all’utente?

Com’è evidente, entrambe le posizioni lasciano scoperte alcune questioni rilevanti soprattutto a livello filosofico e morale, ponendo diversi interrogativi di difficile risposta.

In questa sede ci è sufficiente evidenziare come nel corso degli ultimi anni, le teorie sull’Intelligenza Artificiale abbiano tentato di superare tale dicotomia, arrivando alla conclusione che una macchina potrà essere definita realmente intelligente soltanto quando sarà in grado di riprodurre il funzionamento del cervello umano a livello cellulare.

Nei prossimi articoli cercheremo insieme di capire se ed in che modo si stia tentando di raggiungere tale ambizioso obiettivo.