LA FORNACE PENNA: AVANGUARDIA INDUSTRIALE SICILIANA

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Vittorio Sgarbi l’ha definitiva “La basilica laica in riva al mare”.

Parliamo di un rudere industriale dei primi anni del secolo, una fornace del 1909 andata distrutta nel 1924 da un incendio di natura dolosa, simbolo di avanguardia architettonica e imprenditoriale siciliana.

Oggi monumento di archeologia industriale, venne realizzato dall’ingegnere sciclitano Ignazio Emmolo in società “in parola” con il barone Guglielmo Penna. Si presenta su un paesaggio costiero chiamato “Punta Pisciotto” a Sampieri, in Sicilia, luogo ideale per la profondità del fondale che consente alle navi di attraccare e per la prossimità di una cava d’argilla, della ferrovia locale e di sorgente carsica locale. 

I suoi laterizi costruirono gran parte della città di Tripoli in Libia fino al 1915, quando allo scoppiare della guerra, i tedeschi iniziarono la guerra sottomarina del canale di Sicilia. 

Testimonianza di un passato fatto di intensa produzione, all’interno di un contesto politico e storico particolarmente vivo, è conosciuta come la “Mannara“, diventato luogo di alcune scene della serie “Il commissario  Montalbano”.

Cosa rappresenta il borgo marinaro e il suo rudere divenuto meta turistica per curiosi visitatori?

Si tratta di una testimonianza di come l’economia di un piccolo borgo, che prima viveva di pesca e commercio, sia cambiata radicalmente nel secondo dopoguerra. Con l’accentramento della popolazione verso l’entroterra, tra gli anni ’50 e ’60,  si da’ vita ad un’ economia di natura agricola.

Il recupero in termini di restauro non è ancora avvenuto, anzi, la Fornace è stata sottoposta a sequestro preventivo da parte dei carabinieri della Sezione Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Siracusa unitamente al personale della Compagnia Carabinieri di Modica dopo disposizioni del GIP del tribunale di Ragusa.

Testimonianza dello sviluppo industriale siciliano dei primi anni del ‘900, riversa oggi in una condizione di degrado, ritenuta pericolosa per gli stessi visitatori, nonostante l’importanza storica, non si è arrivati ad una fase di effettiva rivalutazione.

Siamo responsabili non solo del nostro presente, ma abbiamo il dovere di non distruggere la storia economica del nostro paese. Le tracce lasciate da chi ci ha preceduto vanno recuperate e riempite di significato.

Un edificio così imponente e, tanto dignitosamente, immerso in un paesaggio che gli funge da cornice,  avrà la forza di regalarci ancora la sua storia!

Noi dovremmo essere garanti del ripristino etnoantropologico di tali monumenti. 

Che ne pensate?

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