MAPPATURA DIGITALE, L’EVOLUZIONE DELL’ARCHEOLOGIA

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I tre criteri di un’opera d’arte: armonia, intensità, continuità – Arthur Schmitzler

 

Come può la tecnologia aiutare gli archeologi a scoprire i segreti perduti del passato?

Come possono meraviglie di antiche civiltà sopravvivere alle barbarie delle guerre?

La tecnologia può aiutare, non a fermare il tempo o la stupidità umana, ma quantomeno a conservare la memoria.

La storia di un popolo è raccontata dalle sue opere d’arte, qualora queste venissero distrutte, disperse, saccheggiate, la gente verrebbe privata della propria identità.

Purtroppo non stiamo parlando del passato. Tutt’oggi, i miliziani dello stato Islamico, distruggono i monumenti delle città di cui prendono possesso; si tratta di meraviglie di antiche civiltà che sopravvivevano da migliaia di anni.

Tutte le manifestazioni di civiltà pre-islamiche, di religioni diverse dall’Islamismo, quali le cinta murarie della città di Ninive e le opere esposte al museo archeologico di Mosul, sono state vittime dell’operazione che l’UNESCO ha definito “pulizia culturale”.

Le perdite conseguenti alle distruzioni sono irreparabili, nonostante tutto, ciò non ha fermato la volontà degli uomini di conservare nel modo più preciso possibile la memoria di come erano fatti.

L’evoluzione delle tecnologie digitali degli ultimi anni ha permesso una facile applicazione all’archeologia e alla gestione dei beni culturali, migliorando le conoscenze del passato dell’umanità.

L’utilizzo di droni, fotocamere stereoscopiche e stampanti 3D permetterà un giorno di ricostruire i modelli dei monumenti e metterli a disposizione degli studiosi.

Sono diversi i progetti finanziati dall’UNESCO che sfruttano tali risorse tecnologiche per garantire, quantomeno, una sopravvivenza virtuale ai siti archeologici a rischio.

Lo scorso marzo nasce il Project Mosul. L’idea appartiene a Chance Coughenour e Matthew Vincent;  i due membri dell’ ITN-DCH (acronimo di Initial Training Network for Digital Cultural Heritage) hanno pensato di utilizzare una tecnica che consente di rilevare la forma, le dimensioni e la posizione di un oggetto attraverso la comparazione di due fotografie. Questa tecnica si chiama Fotogrammetria ed è utilizzata in architettura, essa simula l’operazione che l’occhio umano compie spontaneamente: attraverso una coppia di fotografie scattate ad una distanza comparabile a quella intrapupillare (6,35 cm) oppure una macchina fotografica stereoscopica dotata di due obiettivi distanziati, è poi possibile con un software trasformare le immagini bidimensionali in un modello 3D.

Altro straordinario progetto è il Million Image Database Project.

Degli archeologi delle università di Oxford e Harvard, in collaborazione con l’UNESCO, hanno distribuito 5000 fotocamere 3D (macchine fotografiche stereoscopiche) facili da usare, nelle zone di conflitto del Medio Oriente e Nord Africa, a volontari che lavorano a stretto contatto con reperti archeologi a rischio, per poter catturare scansioni di alta qualità.

Lo scopo è di creare un database che arrivi almeno a un milione di immagini entro la fine del 2016, così da poter ricostruire i reperti con la stampa 3D e, grazie al GPS contenuto nelle fotocamere, poter registrare data,  ora e posizione in cui è stata scattata.

Il lavoro di mappatura digitale dei reperti è importante anche a fronte di disastri naturali quali, eruzioni vulcaniche, terremoti ecc.

La tecnologia ancora una volta, madre di grandi progetti, si fa garante di uno degli aspetti più importanti della storia: valorizzare e preservare il patrimonio culturale del nostro pianeta.

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