TECNOLOGIA E ARTE: UN QUADRO DIPINTO DA NESSUNO

Dal greco "Techne" sarebbe “l’arte del saper fare” e “Logia” vuol dire “trattato, discorso, espressione”. Ma Rembrandt, cosa c'entra?

Dal greco “Techne” sarebbe “l’arte del saper fare” e “Logia” vuol dire “trattato, discorso, espressione”.

L’etimo del termine Tecnologia ci racconta il suo stretto rapporto con l’arte, e noi, partendo da qualche accenno storico, arriveremo a raccontarvi di un progetto che appartiene ai nostri giorni.

La Tecnologia ha da sempre influenzato la creazione artistica stabilendo le possibilità di espressione degli artisti, ma ha determinato il passaggio a funzioni diverse dell’arte cambiandone anche le modalità di fruizione.

Durante il Rinascimento “l’artista non era solo artista ma un po’ tecnico, scienziato, filosofo naturale e inventore” (Manfredo Massironi).

In quell’epoca l’arte intesa come techne, coltivava interessi per la scienza dei numeri, per le proporzioni e i rapporti e si dedicava alla progettazione di macchine ed edifici destinati a scopi sia civili che militari.

Sapete chi ha segnato la nascita della prospettiva?

Filippo Brunelleschi, architetto fiorentino del Quattrocento, aveva dipinto, nel corso di un esperimento, due tavolette. Con le procedure e le proposizioni di carattere geometrico-matematico dei passaggi, fu capace di costruire l’immagine di una figura nello spazio su un piano, proiettando questa figura da un centro di proiezione posto a una certa distanza ben definita.

Anche Leonardo Da Vinci è un grande artista, che con le sue opere determina un importante connubio di arte, scienza e tecnologia al servizio della conoscenza e della rappresentazione.

Oggi come allora gli artisti contemporanei partecipano ad un processo tecnico – scientifico partendo dall’arte e dalla sua riproducibilità tecnica come il team di storici dell’arte e di sviluppatori che ha creato e stampato in 3D un quadro di Rembrandt.

Qualche settimana fa è stato presentato ad Amsterdam il progetto dal nome “The next Rembrandt”. A 350 anni dalla morte dell’artista olandese vede la luce un suo dipinto inedito.

Si tratta di un soggetto nuovo nato dallo studio delle opere del pittore. Il lungo lavoro di raccolta dati e analisi da parte della Microsoft ha visto prima, un lavoro di catalogazione e di studio delle opere di Rembrandt utilizzando uno scanner 3D, per mappare le caratteristiche di più di 300 dipinti, e in seguito, sfruttando un algoritmo di riconoscimento facciale che ne estraesse le caratteristiche principali, è stato scelto il soggetto.

Il risultato sorprendente è un uomo caucasico di 30-40 anni con barba e baffi, vestito di scuro con cappello e un colletto bianco, dipinto con più di 148 pixel  basati su  168,263 frammenti di pittura del maestro.

Il lavoro del team, durato ben 18 mesi, ha voluto dimostrare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, senza volere sostituire l’innegabile irripetibilità della mano umana.

La volontà, ancora una volta, di sperimentare le frontiere della “ techne” applicata all’ “ars”, due mondi che quasi si fondono.

Gli artisti, da sempre, hanno bisogno delle conoscenze tecnologiche e dell’ingegno per trovare gli strumenti adatti che gli permettano di dare espressione ai propri pensieri rendendoli progetti tangibili

Il prossimo passo della tecnologia? Trasferire l’anima artistica di un pittore in un software e realizzare con il suo metodo, nuove opere. Non un ritorno alla vita bensì la possibilità di ricreare ciò che si è perduto per sempre.

Come sostiene Bas Korsten, uno degli artefici del progetto, “Solo Rembrandt potrebbe realizzare un Rembrandt”.

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