INTERAZIONE CRITICA: I GIOVANI E LA SCUOLA DIGITALIZZATA

Scuola Digitalizzata

Avete mai pensato a quanto sarebbe bello se un giorno i nostri figli potessero ritrovarsi in una scuola che superi il modello di classe tradizionale, in cui gli spazi interni ed esterni siano in perfetta sintonia, le classi si aprono verso un luogo di relazione e prevedano programmi scolastici pensati e basati sull’uso delle tecnologie digitali?

Insomma pensiamo ad una scuola di nuova generazione in cui educazione e attività scolastiche vengono abbracciati da un nuovo e rivoluzionario “spazio” che unisca libertà di movimento nei diversi ambienti e che permetta agli studenti, con un collegamento visivo, reso possibile da enormi vetrate, il senso di connessione con il mondo esterno, senza aver più la sensazione di ritrovarsi chiusi tra quattro mura.

Lo smart spaces e la scuola digitalizzata sono già una realtà interessante in città come Amsterdam.

Grazie all’interesse che la Commissione Europea ha evidenziato verso la realizzazione di tali scuole, anche l’Italia si è accostata a questo percorso di digitalizzazione e revisione degli spazi delle nostre strutture.

Eravamo scettici a riguardo, sull’effettiva realizzazione di tale progetto, ma facendo delle ricerche abbiamo constatato che già scuole dell’infanzia della Lombardia hanno allestito gli “Smart Spaces“.

L’esperienza chiamata Progetto Giocoso, coordinata dal docente di informatica al Politecnico di Milano, Luciano Baresi, si è rivelata un gran successo, a quanto pare.

L’obiettivo è stato quello di accostare nozioni familiari al mondo dei bambini, in età prescolare, ai gadget hi-tech.

È risaputo che i piccoli, ormai come se fosse qualcosa di innato, utilizzano con molta disinvoltura il sistema touch screen sia degli smartphone o dei tablet.

Avete mai sentito parlare del progetto “Aula 3.0”?

Si tratta di trasformare le classi, rendendole flessibili, in un laboratorio attivo di ricerca. L’organizzazione dello spazio fisico punta su arredi  funzionali agli studenti e alla didattica e all’applicazione di metodi innovativi basati sul dialogo e la collaborazione tra insegnanti e studenti.

Grazie ai fondi Europei, l’Istituto di Bronte Benedetto Radice” ha aderito al Piano Nazionale Scuola Digitale e da ben 2 anni ha organizzato in classi trasversali 5 indirizzi con 700 alunni, puntando verso la ristrutturazione della rete. L’obiettivo è quello di lavorare alla classe 3.0, con banchi modulari ricomponibili e pc integrati, affinché l’istituto diventi un polo tecnologico all’avanguardia al servizio del territorio.

Altro esempio è l’ITSLuca Pacioli” di Crema dove, con il progetto di ricerca “Quando lo spazio insegna”, viene ripensata l’aula con un architettura in grado di sfruttare le potenzialità comunicative didattiche e sociali offerte dall’innovazione tecnologica.

Gli interessi dei giovani cambiano e la scuola si avvicina, a piccoli passi, al mondo tecnologico per stimolare la curiosità e migliorare l’apprendimento degli studenti, invitandoli a interagire criticamente e collettivamente, seppur partendo da storici concetti ma rielaborati in diverse prospettive.

I “nativi digitali” saranno i fautori di una nuova era in cui, abbandonati i pregiudizi sulla tecnologia e l’innovazione, si rivoluzionerà l’istruzione scolastica?

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