TRADIZIONALISMO E POSITIVISMO NELLA ROBOTICA

Perché non si riesce a convivere pienamente con le intelligenze artificiali nella nostra quotidianità? Tra tradizionalismo e Positivismo

Chi  ha vissuto con occhi da bambino il periodo che va dalla fine degli anni ’80 agli inizi dei ’90 ricorderà sicuramente il robot tuttofare che portava il nome di Emiglio.

Diventò in quegli anni desiderio di tutti i bambini perché si illuminava, riproduceva la voce, suonava, prendeva oggetti e camminava.

I bambini sono i primi a lasciarsi affascinare dal mondo della robotica che oltre ai robot giocattolo, oggi, vanta diversi strumenti di robotica educativa.

L’interesse verso il mondo informatico, non solo, è già insito nell’uomo sin dai primi anni della sua vita, ma la storia, sin dal Medioevo, vanta importanti episodi incentrati sugli automi.

Perché, ci si chiede, questa forte attrazione verso un mondo, eticamente e moralmente, tanto criticato?

Perché, tutt’oggi, non si riesce a convivere pienamente con il pensiero che tali intelligenze interagiscano con noi e facciano parte della nostra quotidianità?

In fondo il costrutto artificiale, se ci pensiamo bene, incarna il sogno dell’immortalità, ovvero, è come se l’uomo volesse superare le proprie condizioni di mortale sfidando le leggi divine, riuscendo a svelare uno dei  più alti misteri dell’esistenza, la creazione dell’essere.

Le intelligenze artificiali sono state, da sempre, considerate un rimpiazzo dell’uomo, talvolta anche associate, nella letteratura e nella cinematografia, a figure del male che diventano carnefici dei loro stessi costruttori.

Ovviamente quest’ultima affermazione  è vera e propria fantascienza, ma il dibattito rimane sempre aperto, tra esperti del settore e tradizionalisti che, all’unisono, etichettano la tecnologia e il suo sviluppo come motivo di minaccia alla libertà e alla stabilità dell’uomo.

Come in ogni dibattito credo che la cosa più sana e intelligente da fare sia capire che l’uomo, qualsiasi strumento si ritrovi ad utilizzare, ha la possibilità di sfruttarne la sfera positiva o negativa.

Qualora l’uomo usasse quella positiva non farà altro che favorire lo sviluppo e il benessere per l’intera specie, in quanto il cervello dei robot è solo mera logica di programmazione.

Insomma le regole dell’uomo sono estrapolate dalla realtà, mentre le regole di un robot sono la realtà stessa.

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