ROBOT: FRA TOTALITARISMO E LIBERTÀ PERSONALE

Umani e Robot: quale rapporto?

Durante il percorso dei miei studi universitari mi ritrovai a leggere, studiare ed analizzare, l’opera del grande romanziere della letteratura inglese, “1984″ di George Orwell.

Gli studi umanistici mi permisero di conoscere, grazie ad un saggista come lui, la vivida distopia totalitariadalla quale nasce l’aggettivo “orwelliano”, e con la quale si descrivono atteggiamenti di controllo sul pensiero e la libertà individuale.

Quest’ultima è oggetto di studio, critiche e forti controversie, in quanto sembra messa sempre più a dura prova dalle intelligenze artificiali.

Contestualizzando e storicizzando uno scrittore come Orwell, ci rendiamo conto di come la sua ispirazione politica e le sue tragiche esperienze personali abbiano determinato la sua presa di posizione contro il totalitarismo.

Il mio discorso, che sembra partire da lontano, ci serve per affrontare il rapporto tra responsabilitàlibertà d’azione dell’uomo e robotica.

Ci si sente spesso sopraffatti da trasformazioni radicali che sembrano invadere la volontà del singolo entrando in conflitto con l’integrità fisica e mentale, mettendo a repentaglio la libertà personale e la riservatezza. Il pensiero umano, però, è una forma di vita originaria che non può essere riducibile a modelli di emulazione dei robot.

Il connubio che caratterizza l’essere e il pensiero umano è la reciprocità tra coscienza e azione morale.

Insomma, per quanto spettacolari e avanzati possano essere, gli automi non hanno la capacità di intuizione e l’autocoscienza di cui ogni essere umano è dotato.

Grazie alla capacità di ridefinire costantemente se stesso l’Uomo sarà garante della propria libertà. 

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